Che il cavallo sia un essere molto sensibile ed intelligente è largamente risaputo ma, forse, non tutti sanno che le sue grandi doti possono essere impiegate anche per aiutarci a comprendere meglio noi stessi. Ne parliamo con Marco Bortolotti, ideatore dell’Emotional Horse:
Per iniziare questa intervista, parliamo della sua attività che possiamo definire come?
“È un’attività particolare e non ha il nome di una disciplina ben definito. In estrema sintesi, è Horsemanship con approccio emozionale. L’attività in essere qui all’Horse’s Fantasy di Quartesana (FE) , in accordo con i proprietari, l’abbiamo denominata Emotional Horse. È un’attività che parte dall’Horsemanship perché richiede, come base, la comunicazione con il cavallo e la sua gestione nei principi basilari del lavoro da terra. Si differenzia dall’Horsemanship classico in quanto non è impostato sul ‘fare con il cavallo’ ma segue la strada ‘dell’essere con il cavallo’ dando una prospettiva decisamente diversa. Praticamente si passa dalla dimensione del fare alla dimensione dell’essere”.

La differenza tra la dimensione del fare e la dimensione dell’essere
Potrebbe spiegarci più approfonditamente questa differenza?
“È una differenza grandissima perché scopriamo che non è necessario stare bene col cavallo e stare bene con noi stessi per fare qualcosa; semplicemente si sta bene stando ed essendo noi stessi con il cavallo. Praticamente il cavallo ci sente e noi siamo quello che diamo al cavallo che è uno specchio che riflette quello che diamo, rimandandocelo.
Quando siamo con lui, se siamo connessi, bendisposti e ci apriamo nei suoi confronti, scopriamo veramente chi siamo. Molte volte, ci specchiamo e vediamo un’immagine che non conoscevamo; magari ci dice che siamo timidi quando, invece, pensavamo di non esserlo o che siamo paurosi quando pensavamo di non esserlo o che non siamo dei leader mentre invece pensavamo di esserlo.
Ed ecco che si apre un mondo dove, non solo si può lavorare con il cavallo, inteso come equitazione ma lavorare proprio su se stessi, scoprendo quali sono le nostre difficoltà e lavorare anche quando non siamo con il cavallo. Il cavallo ci insegna proprio questo: un modo di essere che, poi, oltre a poter essere messa a frutto nel lavoro con il cavallo, mi posso portare nella vita di tutti i giorni”.

Consapevolezza con l’Emotional Horse
Quando è nata l’idea alla base dell’Emotional Horse?
“Questa è stata la strada che, un paio di anni fa, ho scelto dopo un avvenimento che mi è capitato, ed ho potuto ragionare su questi aspetti. Troppe persone pensano che aver a che fare con il cavallo sia solo fare tralasciando questa dimensione che è molto importante e ti aiuta anche dopo quando vai a fare con il cavallo.
Nell’esperire questa attività in cui ci si connette con il proprio cavallo lasciando spazio alle proprie emozioni, quelle che spesso teniamo dentro e non lasciamo uscire, si comprende che il beneficio ottenuto lo puoi portare anche nelle attività che fai di salto, di dressage, di western… trovi giovamento in tutto.
Quando sono entrato in questa modalità di approccio ai cavalli, quindi le emozioni, il vivere qui e ora, mi sono reso conto che quello che stavo portando avanti, era strettamente legato anche al concetto di mindfulness. Approfondendo il discorso a livello scientifico, ho deciso di diventare un esperto di mindfulness e di gestione emozionale quindi sto frequentando un corso di 500 ore all’Istituto Europeo di Psicologia Positiva che , superando l’esame finale, mi darà l’attestato per poter essere ‘esperto in mindfulness”.

Emotional Horse come si fa?
Quando arriva un allievo nuovo, com’è la prima seduta?
“Prima di iniziare, facciamo un colloquio in cui cerco di comprendere cosa vuole quella persona. Come dicevo, l’Emotional horse è una attività che si può fare sia con chi non ha mai avuto a che fare con un cavallo, sia con chi invece è molto esperto perché lo aiuta molto in quello che andrà a fare.
Quindi, in prima battuta, cerco di capire se quella persona è più interessata alla gestione del cavallo, oppure se è più interessata al miglioramento del rapporto col suo cavallo se ha un cavallo di proprietà, oppure se è interessata ad un rilassamento, ad una conoscenza di se stessa.
In questo colloquio riesco a capire, soprattutto da ciò che mi raccontano della loro vita, se hanno delle aspettative emozionali e su questa comprensione, si stabilisce insieme un percorso che porti ad ottenere il risultato desiderato.
Ho degli allievi che avevano paura del cavallo pur amandolo molto ed abbiamo cominciato così, facendo passare questa paura. Ad esempio, con una ragazza che ha già terminato il percorso, abbiamo scoperto che la sua non era la paura di avvicinarsi al cavallo ma era un cercare di tirare fuori ciò che aveva dentro. La paura era solo un sintomo di quello che poteva fare nella vita di tutti giorni e non riusciva a consapevolizzare; abbiamo così scoperto che, la paura del cavallo scaturiva dall’impossibilità di avere il coraggio di trovare del tempo per se stessa essendo sempre dedicata alle altre persone. Nel momento in cui ha compreso le sue emozioni è poi riuscita ad affrontare il cambiamento e questo ha migliorato notevolmente la sua quotidianità”.

Il Logo dell’Emotional Horse
“Il logo è un’illuminazione che mi è venuta durante una lezione. Per natura del mio lavoro, gran parte dei miei allievi sono donne perché sono veramente più portate per le emozioni ed hanno una capacità emotiva che è veramente impressionante. Mentre facevo una lezione con una mia allieva, ho proprio visto questo scambio di emozioni, di connessioni con il cavallo ed ecco il circuito che è parte centrale dell’immagine. È la rappresentazione di questa ragazza che manda la propria emozione verso il cavallo che gliela torna e, nel tornare, passa attraverso questo sole che è il simbolo dell’unione con il cavallo che è luminosità che si deve instaurare tra i due. La scritta ‘Mitakuye Oyasin’ è un motto dei Pellerossa d’America che ho fatto mio e vuol dire: ‘tutto è connesso’; penso che sia proprio così poiché, quando riesci a connetterti con il cavallo, riesci a sentire anche tutto quello che c’è intorno”.
Ed ora: spazio ai Cavalli!

“Uno dei cavalli che uso principalmente per questa attività è Apache che è un cavallo dolcissimo, molto sensibile, molto intelligente. Proprio grazie a queste sue doti, nell’Emotional Horse, mi dà un ritorno ed uno specchio di cose che la persona non mi dice e, magari, io non noto. È un incrocio con un cavallo paint, ha 15 anni ed è con me da quando aveva 1 anno”.

“Montero, è il mio cavallo personale; ha otto anni ed è con me da quando aveva sette mesi, appena svezzato. È un cavallo Murgese e l’ho addestrato io sia da terra sia da sella. Abbiamo instaurato un rapporto bellissimo perché, adottando anche queste tecniche emozionali, siamo entrati uno nell’altro e siamo veramente connessi al punto che capisce le mie parole… sembra una barzelletta ma è così!”

“Cous-Cous, anglo-arabo-sardo, che è stato ribattezzato così mentre il suo nome originario era Curre-Curre è un cavallo che ha corso tanti Palio in giro per l’Italia ed ha corso anche a Siena. Era un cavallo da corsa che mi è stato affidato da un’associazione animalista, Horse Angels. All’inizio, era un cavallo difficile, molto probabilmente perché è stato un po’ maltrattato. Abbiamo dovuto avere un approccio particolare in quanto era un po’ aggressivo ma non era cattiveria: era proprio la paura che aveva dell’uomo. In realtà, è un cavallo dolcissimo e mi ha dato tanto, sia a livello di equitazione sia nell’emozionale. Nonostante sia un po’ anziano, avendo 26 anni, lo impiego ancora oggi nella mia attività di Emotional Horse per il lavoro da terra anche se non viene più montato.

“Poi c’è Unno, cavallo murgese, che ha una storia un po’ particolare in quanto ha fatto l’attore! è stato il cavallo di Romeo nella serie televisiva ‘Romeo e Giulietta’ ed ha questa sua aria da attore perché, quando scatti le foto, sembra quasi che si metta in posa. È ancora in attività”.

“Lady o’Dream è una cavallina cieca di proprietà della famiglia Maini, ed è una cavallina su cui abbiamo un bel progetto. Essendo cieca, è una cavalla che può instaurare una comunicazione prettamente a livello emozionale e lavorare con lei diviene un’esperienza davvero notevole per chi vuole cimentarsi”.
Le foto nell’articolo sono di Luigi Padroni che ringraziamo.